Ipazia: quando muore la ragione
Chissà quanti fra i quasi cinque milioni di abitanti dell’odierna Alessandria d’Egitto conoscono la storia di una loro illustre concittadina nata nel IV secolo d.C. e che qui morì assassinata per mano di fanatici religiosi: il suo nome era Ipazia.
Ipazia viene descritta, secondo alcune cronache di allora, come una donna molto bella e soprattutto molto intelligente, tanto da essere descritta da Socrate Scolastico (440 d.C.) come “unico erede del platonismo” ed è per queste doti intellettuali che venne messa a capo della Scuola Alessandrina.
Sennonché quelli erano anni in cui il cristianesimo vantava personaggi quali il vescovo Cirillo (in seguito santo) il quale applicava il dogma religioso nella pura accezione malata di fanatismo: i suoi paraboloni – sorta di appartenenti ad una confraternita di mutuo soccorso ma molto più simile ai talebani odierni – uccisero Ipazia in maniera selvaggia rea di continuare ad adorare divinità pagane.
Ed èappunto nel film di Alejandro Amenàbar “Agorà” (2010) con Rachel Weisz nel ruolo di Ipazia, recentemente trasmesso sul canale Sky Cinema, si vede un cristianesimo al limite del barbaro: quasi che anni di segregazione e persecuzione abbiano prodotto un desiderio di vendetta nei confronti di pagani ed ebrei.
Provocazione del regista? Pensiamo di no.
Purtroppo il fanatismo, che sia religioso o politico, oppure entrambe le cose, genera sempre dei mostri che uccidono la ragione.

